Dal buio alla luce

Inizio la mia storia parlando di mio padre che era un alcolista, non di quelli violenti o cattivi, ma pur sempre un alcolista. I miei divorziarono che avevo dodici anni e io rimasi a vivere con lui.
Ebbi i primi approcci con l’alcol verso l’età di tredici anni, poi con l’arrivo alle scuole superiori iniziai a fumare hascisc e quando avevo diciassette anni iniziai a usare in modo sporadico la cocaina e droghe sintetiche. I successivi quattro anni furono dediti all’uso di queste droghe in maniera smisurata, ne prendevo in continuazione stando sballato per giorni interi. Quando avevo ventidue anni si mio padre si suicidò e mi ritrovai solo con la mia disperazione. A questo punto cominciai a usare eroina, all’inizio percepita come un’ancora di salvezza, dato che mi ovattava completamente dal dolore e dal mondo esterno, ma che in seguito mi fece sprofondare ancor più nella disperazione. Ebbi anche la brillante idea di sposarmi con una dipendente, pensavo per amore, ma a distanza di anni mi sono reso conto che era solo una ricerca di compagnia legata all’uso. La mattina che ci sposammo andammo prima al Sert per iniziare, con apparenti buonissime intenzioni, quello che per me è stato il primo di decine di piani a scalare con metadone.

In seguito divorziai, perché pensai che per avere una minima possibilità di smettere dovessi provarci da solo, così iniziai i miei pellegrinaggi in varie strutture, sempre indirizzato da mia madre che nel tempo ha sempre cercato di aiutarmi. Passarono altri nove anni e da che avevo una bella casa lasciatami da mio padre, nel giro di qualche anno vivevo per terra su di un materasso, non mi lavavo per giorni: pian piano stavo morendo sia fisicamente che spiritualmente. La disperazione e la paura non mi abbandonavano mai, ero obbligato a usare; mi ripromettevo mille volte che era l’ultima, ma mille volte ricominciavo, non vedevo soluzione, ero ormai rassegnato. Contrassi l’epatite C, fui arrestato, ebbi delle overdose.

Mi ricoverai varie volte, feci più di una comunità, ogni tanto racimolavo quelle poche forze che mi rimanevano e mi avventuravo da qualche santone che prometteva di darmi la soluzione ai miei problemi. Ogni volta era un fallimento, i sensi di colpa e la frustrazione mi assalivano sempre più, sentivo la vita scivolarmi via.

La svolta avvenne quando mia madre sentì parlare di Alcolisti Anonimi che teneva una riunione vicino dove abitavo, così andai spinto dalla curiosità e dal pensiero “tanto peggio di cosi non si può”. L’impatto fu positivo, il fatto che nel gruppo non ci fossero figure professionali che mi dicevano quello che dovevo o non dovevo fare mi rassicurò, ognuno parlava per se e raccontava quello che aveva funzionato per lui. Andai per qualche tempo ma non riuscivo a smettere, finché nelle riunioni incontrai un ragazzo che era pulito da qualche anno e che aveva usato droghe anche lui. Mi parlò di un centro di trattamento che proponeva il programma dei Dodici Passi e mi consigliò di andare lì.

Mi armai di quella poca energia e speranza rimastami e andai. Rimasi subito pulito, abbinavo al programma di recupero all’interno del centro, le riunioni di Narcotici Anonimi che si tenevano in una città vicina. La mia vita pian piano migliorò, sentivo parlare del concetto di malattia, di perdono, di Potere Superiore, che per un ateo convinto come me rimaneva difficile da comprendere, di accettazione, di resa, di vivere solo per oggi.

All’inizio non mi sono fatto troppe domande, ho cavalcato la nuvola rosa, quella spinta invisibile che mi ha scortato per il primo periodo del mio recupero, proteggendomi, sostenendomi e rassicurandomi. Mi veniva chiesto di fare cose molto semplici: non prendere la prima dose, andare alle riunioni, stare con persone in recupero, lasciare le vecchie amicizie, i vecchi posti, le vecchie idee.
Pian piano ho iniziato a identificare nel programma il percorso della mia vita: l’ingovernabilità, l’egocentrismo, l’autocommiserazione, il vittimismo, si parlava proprio di me. Iniziai ad approfondire sempre più il Primo Passo, che mi portava verso una resa incondizionata dettata dall’impossibilità di controllare le droghe, e quello era ed è, un punto fermo del mio recupero! Non sarei mai andato avanti se avessi cercato per l’ennesima volta a fare di testa mia provando a gestire l’uso. Alcune volte pensai di sostituire una sostanza con un'altra, ma le esperienze degli altri mi facevano ricordare anche la mia in quanto non mi aveva mai funzionato. Cominciai a scrivere utilizzando la nostra guida sui passi, e cercando di essere il più onesto possibile, misi a nudo il mio uso attraverso un’analisi dei meccanismi che mi portavano alle ricadute. Il Primo Passo l’ho scritto due volte e ribadisco che per me è l’unico punto che non ammette sfumature, la pulizia è alla base di tutto.

Andando avanti, più di capire, ho sentito l’esigenza di andare avanti, e questo per fortuna potevo farlo grazie al programma. Il rimanere “solo” astinente sono sicuro che alla lunga non mi avrebbe funzionato, perciò iniziai ad avvicinarmi a un Potere Superiore come potevo concepirlo al meglio delle mie possibilità, e qui mi sono scontrato con il mio essere ateo, impossibilitato ad accettare qualsiasi cosa che non sia verificato scientificamente. Invece mi si diceva che solo attraverso Lui io potevo salvarmi, che non era un dio religioso, che non aveva un nome specifico che non aveva un colore solo, ma che c’era e che mi voleva bene. Allora ho dovuto ammettere l’evidenza dei fatti, perché io da solo non ero mai riuscito a risolvere il mio problema con le droghe, e ora come per magia era diventato tutto semplice. La realtà, è che se fosse dipeso solo da me ancora stavo su quel materasso.

La parola giusta è “miracolo” e detto da uno con le mie vedute è un tutto dire, ma non ne trovo altre adeguate. Ho identificato il mio Potere Superiore nel gruppo e nel programma, a parole è difficile spiegare quello che succede nelle riunioni, ma a sensazioni chi c’è stato sa di cosa parlo, la comunione empatica che esiste, l’identificazione nell’altro, la trasmissione di emozioni fortissime è reale, e pur non essendo spiegata su nessun testo universitario funziona. La chiave è un dipendente che ne aiuta un altro “solamente” parlando della propria vita e della propria esperienza!

Andando avanti, il programma mi ha permesso di sperimentarmi, con il servizio per esempio, che ritengo un aspetto cruciale del mio percorso, in cui io mi ritenevo inadeguato, ma anche li era solo la paura di mettermi in gioco e di poter sbagliare.
Per la mia crescita è diventato fondamentale confrontarmi con persone che hanno idee diverse dalle mie, accettandole, e diventando disposto a sentire critiche sul mio operato, provando a comprendere invece di giudicare. Tutto questo è il programma: una palestra di vita.

Ho incontrato delle persone stupende nel mio cammino, a una di queste ho chiesto di farmi da sponsor, altro grande passo per uno che pensa di sapere tutto, mi sono fidato di lui e gli ho parlato della mia vita senza pudori e paure, d’altronde il programma mi dice che, io non posso noi possiamo, allora finché continuavo a tenermi i miei scheletri dentro l’armadio non sarei andato avanti. L’apertura mentale e la buona volontà mi hanno consentito di affidarmi, fare quelle cose che persone prima di me hanno fatto e che hanno funzionato per loro, uscire da me e andare verso gli altri.

Il programma di NA è un programma d’azione, spirituale ma concreto, mi responsabilizza, mi fa crescere, mi fa anche sbagliare, ma è sempre pronto a perdonarmi e comprendermi. Oggi sono libero di scegliere quello che è meglio per la mia vita, mentre prima ero obbligato a usare, oggi paradossalmente, posso scegliere se rimanere pulito o no. Quando arrivai, mi fu fatta una sola promessa, ed è stata mantenuta, cioè che se avessi frequentato le riunioni l’ossessione per l’uso sarebbe svanita, non mi si diceva che sarei diventato ricco e famoso, ma mi si dava la possibilità di riprendere in mano la mia vita, e cosi è stato.

Sono passati anni dall’ultima volta che ho usato, e tra le molte cose che il recupero mi ha donato, c’è stata la ripresa degli studi, con conseguente laurea, lavoro, cambio di città e casa, amicizie, relazioni e nuovi interessi, ho affrontato la cura per l’epatite, ho ottenuto la riabilitazione per i problemi legali, ho il rispetto e la stima di molte persone, ma la cosa più importante è che ho di nuovo una vita da vivere. Grazie Narcotici Anonimi.

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