Il linguaggio dell’empatia, 19 Novembre

Sentivamo che in questo modo il dipendente avrebbe potuto trovare sin dall’inizio tutta l’identificazione di cui aveva bisogno per convincersi che poteva rimanere pulito tramite l’esempio di coloro che già da molti anni si erano recuperati.Testo Base, pag. 99


Molti di noi, alla prima riunione, non del tutto convinti che NA faccia per noi, trovano molte cose sulle quali ridire sia che ci sentiamo gli esseri più infelici del mondo, sia quelli che tutte quelle sofferenze non le hanno mai provate.

Ma ascoltando, cominciamo a sentire qualcosa di nuovo, un linguaggio senza parole che ha le sue radici nell’identificazione, nel credo e nella fede: il linguaggio dell’empatia. Il desiderio di esserne parte ci fa continuare ad ascoltare.

Imparando a capire e a parlare il linguaggio dell’empatia, troviamo tutta l’identificazione di cui abbiamo bisogno.

Per capire questo linguaggio speciale ascoltiamo con il cuore. Il linguaggio dell’empatia ha ben poche parole: più sensazioni che suoni. Non predica né insegna: ascolta. Può raggiungere e toccare il cuore di un altro dipendente senza usare nemmeno una parola. Il linguaggio dell’empatia diventa sempre più fluente con la pratica. Più ce ne serviamo con gli altri e con il nostro Potere Superiore, più riusciamo a comprenderlo. Ci fa ritornare!


Solo per oggi: Ascolterò con il cuore. Ogni giorno che passa il mio linguaggio dell’empatia diverrà più fluente.

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