Resistenza al cambiamento, 15 Giugno

Molti di noi si aggrappano alle paure, ai dubbi, al rancore, all’odio verso se stessi, poiché vi è una specie di distorta sicurezza nella familiarità col dolore. Sembra più sicuro restare aggrappati a ciò che conosciamo piuttosto che mollare e muoverci verso l’ignoto.Testo Base pag. 39


Spesso abbiamo sentito dire che “quando la sofferenza di rimanere gli stessi diventa più grande del dolore di cambiare, allora cambiamo”. La paura ci può tenere lontani dal crescere, timorosi di rompere relazioni, di cambiare attività, di frequentare nuove riunioni, di allacciare nuove amicizie o di intraprendere qualcosa al di fuori dell’ordinario. Restiamo in situazioni che non funzionano più per la sola ragione che quello che ci è familiare ci sembra più sicuro di ciò che non conosciamo.

Ogni cambiamento implica paura. “Che ne sarà di me se sarò solo per sempre?” potremmo pensare se prendiamo in considerazione di lasciare il partner. “Che fare se scopro di essere un incompetente?” potremmo chiederci se programmiamo di cambiare attività. Potremmo evitare di frequentare altre riunioni per non dover stabilire nuovi contatti. La mente riesce a produrre centinaia di scuse per farci restare esattamente dove ci troviamo, per paura di provare qualcosa di nuovo.

Ci rendiamo conto che la maggior parte del dolore non deriva dal cambiamento, ma dalla resistenza al cambiamento. In NA impariamo che cambiare significa progredire nella vita. Nuovi amici, nuove relazioni, nuovi interessi e nuove sfide sostituiranno quelli vecchi. Con tutte queste novità nella vita, troviamo nuove gioie e nuovi amori.


Solo per oggi: Abbandonerò il vecchio, abbraccerò il nuovo e crescerò.

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