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Testimonianze scritte da dipendenti in recupero

Un brutto sogno

Stamattina ho aperto gli occhi e sono rimasto nel letto al buio, ho fatto un brutto sogno ricorrente. So benissimo che nonostante gli anni di recupero, basta un attimo di debolezza, una distrazione o troppa sicurezza per farmi annientare dalla malattia della dipendenza. Stanotte ho sognato di ricadere e mi sembra un ottimo motivo per dedicare un po’ del mio tempo nel ricordare la mia storia e scriverla. Ricordare è importante per me, fondamentale.

Troppo giovane?

Ero tra i più giovani dentro quella stanza quando iniziai il mio recupero, quindici anni fa. Eravamo visti un po’ come degli intrusi, ma non ce ne facemmo un problema e formammo un gruppetto allegro: il mio primo gruppo di amici che meritassero quel nome.

Sarebbe stato meraviglioso

Da adolescente non avevo idea di quale strada imboccare per diventare un uomo che mi piacesse. Gli adulti che vedevo non mi piacevano, non volevo diventare infelice come loro. Sognavo un mondo più semplice, fatto di valori morali, dove lo scopo non era accumulare soldi. I miei genitori erano separati di fatto, anche se vivevano nella stessa casa. Mio padre si alternava tra due case, oltre a non disdegnare avventure, ma per la sua morale non voleva altri figli oltre a me. Sono figlio unico e mia madre, pur accettando un finto matrimonio, accumulava rabbia.

Qualsiasi distanza

Sono nato e vissuto in un paese del sud e sin da bambino mi piaceva che la gente parlasse di me nel bene e nel male. All'asilo finivo sempre con i ceci sotto le ginocchia, alle elementari prendevo bacchettate in continuazione per la mia vivacità e infine alle superiori venni bocciato per la cattiva condotta. Mi sentivo diverso e a disagio rispetto agli altri ragazzi, il senso di inferiorità mi lacerava. Iniziai a fumare i primi spinelli, che non mi facevano più sentire il disagio interiore.

Paura di volare

Sono cresciuto in una famiglia numerosa, ottavo di nove figli. Sin dalla nascita, mia madre mi ha fatto vivere una vita “parallela” segreta, nel senso che mi portava spesso a casa del mio padre biologico, con il quale aveva un rapporto extraconiugale dal quale sono nato io. Mia madre mi aveva messo al corrente di questo all’età di undici anni, ma penso che inconsciamente lo avessi capito da tempo. Ma anche prima di dirmelo, mi intimava di non far trapelare niente al riguardo, dato che avrebbe causato la rottura della famiglia.

La soluzione era dentro di me, NA me l’ha fatta scoprire

Chi lo avrebbe detto che la vita sarebbe stata così? Una cosa buttata in un angolo, un brandello trovato per strada che finge di essere se stesso davanti alla vita. I giorni ripetuti uguali, replicati con regolarità ossessiva; a fatica arrivava la notte a mettere un coperchio insonne all’orrore del giorno passato a cercare dosi. Quando osavo dormire, mostri che affioravano dal mio sottosuolo se ne stavano lì, con i loro occhi senza vita, a guardare la mia vita morta. Com’è cominciato? In apparenza niente non andava, avevo una casa, un lavoro gratificante, una fidanzata carina.

Dal buio alla luce

Inizio la mia storia parlando di mio padre che era un alcolista, non di quelli violenti o cattivi, ma pur sempre un alcolista. I miei divorziarono che avevo dodici anni e io rimasi a vivere con lui.
Ebbi i primi approcci con l’alcol verso l’età di tredici anni, poi con l’arrivo alle scuole superiori iniziai a fumare hascisc e quando avevo diciassette anni iniziai a usare in modo sporadico la cocaina e droghe sintetiche. I successivi quattro anni furono dediti all’uso di queste droghe in maniera smisurata, ne prendevo in continuazione stando sballato per giorni interi.

Coincidenze

Sono nata in una famiglia agiata e incasinata. I miei genitori in poco tempo misero al mondo tre figli: il maschio tanto desiderato nacque per ultimo con un grave handicap. Questo polarizzò l’attenzione dei miei: viaggi in Svizzera, operazioni ecc., e io mi ritrovai a occuparmi emotivamente della mia sorellina più piccola di undici mesi.